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GiampaoloGombiArt

 


Due o tre cose sulle mie immagini

 

Ogni innovazione tecnologica ha prodotto la sua “art”... 
Umberto Eco

 

La tecnica

Il mio è un tentativo di saggiare le potenzialità espressive della tecnica del rendering computerizzato, al di là dei suoi ambiti ed impieghi abituali. Ovvero di utilizzare questa metodologia in modo che ne scaturiscano (se possibile) valori diversi da quelli normalmente perseguiti.

Che cos’è il rendering computerizzato? Si tratta di una procedura che mira ad attribuire parvenze realistiche ad oggetti ed ambienti che esistono solo in quanto prefigurazioni, eseguita con tecniche di modellazione tridimensionale.

Si consideri, ad esempio, il caso di un designer che abbia fatto il progetto (e solo il progetto) dell’interno di un bar: egli può, con questa tecnica, disporre preventivamente di un’immagine di esso pressoché uguale a quella che otterrebbe fotografandolo dopo la sua realizzazione.

 

L’artista di oggi come “aquila ferita”, secondo Hugo von Hoffmansthal nel ricordo di Thomas Mann

Riassumo con parole mie alcune considerazioni di Thomas Mann[1].

L’attività artistica dovrebbe prendere le mosse da un onesto artigianato. Da un lavoro semplice, modesto, praticato a lungo, con perseveranza e senza troppe pretese. Il che normalmente produce risultati di tutto rispetto e di grande dignità espressiva; eccezionalmente, nutrita da quel contesto, vede la luce anche l’opera che si eleva sopra tutte le altre.

Oggi viceversa vige la solennizzazione dell’arte, una sorta di aprioristica autoinvestitura da parte del sedicente artista, che talvolta si chiude in un malinconico atteggiamento di superbia e di risentimento, motivato dalla convinzione che il proprio valore non sia sufficientemente riconosciuto: un atteggiamento, appunto, da aquila ferita.

 

L'impiego dei nuovi strumenti

Il buon artigiano, dunque, deve innanzitutto padroneggiare i propri strumenti. Senza cadere nella tentazione di sfoggiare al più presto l'abilità raggiunta. Sono persuaso che il valore delle immagini non vada cercato nella loro perfezione esecutiva: Giovanni Boldini, per citare un caso, possedeva una tecnica strepitosa, che però non gli consentì di raggiungere i risultati, espressivi e poetici, di altri pittori del suo tempo.

Il rendering può oggi simulare una resa fotografica e c’è chi si impegna strenuamente per ottenere immagini indistinguibili dalle fotografie. Ma questi sforzi assomigliano proprio a quei virtuosismi che è consigliabile evitare. Da tempo la rappresentazione della sostanza fisica del mondo non è più un obiettivo.

Occorre trovare le caratteristiche proprie dell’immagine ottenuta col computer, individuare le sue peculiarità, e puntare, come dire, ad una lievitazione del suo potenziale espressivo.

Credo che il valore risieda nei contenuti, nel dialogo fra gli oggetti messi in campo, nei rapporti che si creano fra di essi, e nelle atmosfere. L’abilità dell’artista consiste nel manovrare questi elementi in modo appropriato e forse anche in qualcosa d’altro, su cui in questo momento non so dire.

 

Su alcune fotografie di Henri Cartier Bresson per parlare di un mio quadro

I grandi artisti della fotografia tutto questo lo cercavano nel mondo ed erano in grado di trovarlo.

Consideriamo ad esempio la foto, famosissima, denominata "Derrière la gare Saint-Lazare", scattata a Parigi nel 1932 da Henri Cartier Bresson.

Sicuramente distillato di innumerevoli scatti (o forse scatto scoperto fra i tanti di una giornata), ritrae un uomo che, trovandosi in una zona semi allagata, nel tentativo vano di non bagnarsi i piedi, compie un balzo tra oggetti che emergono dall’acqua. E’ sospeso in aria, colto come un acrobata nel mezzo del suo esercizio. Sul muro di una casa vicina appare il manifesto di un circo e l’inquadratura straordinaria di Cartier Bresson, mentre ci mostra l’acrobata improvvisato (ma non sprovvisto di eleganza), riesce anche a farci osservare quello autentico, ritratto sul manifesto, posto in posizione pressoché simmetrica rispetto ad un ideale asse verticale.

Prodigiosa l’abilità del fotografo nel fissare questa fortuita corrispondenza, ottenendo per di più tutto intorno una perfetta, pittorica, distribuzione delle masse.

Ma le osservazioni su questa irripetibile inquadratura possono continuare. La foto enfatizza, senza volerlo, la bellezza del gesto: le gambe dell’uomo e il loro riflesso formano un pentagono quasi perfetto. L’immagine è talmente esemplare e conclusa che, desiderando costruirla, avremmo cercato di fare qualcosa di simile. Ma non vi saremmo riusciti, per l’impossibilità di introdurre le sottili imperfezioni delle cose vere.

Nelle opere di Henri Cartier Bresson le corrispondenze si susseguono. Basta vedere una foto scattata ad Atene (Atene, Grecia, 1953), dove il Maestro, fra l'altro, ironizza sottilmente sulla persistenza dell'arte greca nel tessuto urbano minuto. L'immagine, mentre ne stabilisce una simmetria, sembra suggerire l'indifferenza dimostrata da due donne (per consuetudine, familiarità) verso le due statue che le sovrastano, ma contemporaneamente l'indissolubile legame che le unisce ad esse. Sia come sia, la corrispondenza, il continuo rimando tra il sopra e il sotto è evidente.

Perché un riferimento a quelle opere di Cartier Bresson, volendo parlare dei miei quadri, che ho titolato "Arte dentro e fuori"? Le mie immagini sono, all’opposto e per principio, totalmente costruite, perciò, intanto, non possono avvalersi dell’”apporto estetico” delle proprie imperfezioni. Ma voglio trovare un’analogia col lavoro del Maestro: l'arte che si offre all'esterno e quella che invece resta nel luogo chiuso si corrispondono e contrappongono: l'immagine non svela subito le intenzioni dell'autore e chi osserva è portato ad esplorarla per cercarne la chiave. Il divertimento sta anche in questo lungo oscillare dello sguardo.

Immagini da costruire

Dunque con la tecnica che io utilizzo le immagini si possono del tutto costruire. E da qui si potrebbe di nuovo ripartire con una varietà praticamente inesauribile di trattamenti e ritocchi, resi possibili da software oggi estremamente evoluti.

Ma io desidero astenermi dalle eccessive manipolazioni, preferisco trovare un punto in cui fermarmi, dove poter dire che l’opera è conclusa. L’abbondanza di strumenti non significa doverli per forza usare.

 

 

[1]Thomas Mann - Una traversata con Don Chisciotte - Nobiltà dello spirito - I Meridiani - Mondadori